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“SPIRITUM” – KEANE – OXOGALLERY BARGA

Articolo di Frank Viviano 

Nell’eterno dramma della morte e del lutto, i fiori sono totem iconici da tempo immemorabile. Gli archeologi hanno trovato prove che i Neanderthal hanno sparso fioriture selvatiche sui loro siti di sepoltura più di 64.000 anni fa in quello che è l’odierno Kurdistan iracheno. Attraverso il vasto tratto dell’evoluzione umana, è risuonata una profonda affinità tra l’inevitabile destino di tutte le vite e l’effimera bellezza dei fiori.

È questo il tema dell’ultima mostra dell’artista Irlandese  Keane alla Oxo Gallery di Barga (LU).

“Spiritum”, come suggerisce il titolo, è il saggio di un pittore sulla fede e sulla morte.È incentrato in gran parte sulle mestaine, letteralmente “piccole maestà”, il nome dialettale locale per gli innumerevoli mini santuari drappeggiati di fiori che punteggiano gli incroci rurali, le città e i villaggi della Garfagnana.Nella maggior parte dei casi, sono memoriali di lutti familiari, ma la mestaina può anche essere dedicata a eventi straordinari (o per i fedeli miracolosi) che si sono verificati nelle vicinanze. Sebbene la parola latina “spiritum” sia comunemente tradotta come “spirito”, Keane sottolinea che evoca un ricco filone di significati associati, in particolare aria e respiro – “respirazione” – il principale segno di vita nel regno animale e vegetale. Ciò che l’artista si propone di decodificare, in una varietà di tecniche e media, è una transizione peculiare negli ultimi decenni in cui è stato tolto il respiro al più antico di tutti i rituali religiosi:le fioriture vive ed effimere che hanno commemorato morti e miracoli per 600 secoli hanno gradualmente lasciato il posto a mazzi sintetici di plastica.Come i loro fragili predecessori, sono intervallati da rosari, crocifissi e immagini di Cristo e santi emblematici come Teresa di Lisieux, la patrona dei fioristi della Chiesa cattolica, che è invariabilmente raffigurata con una bracciata di rose rosse. Ma sebbene i colori dei fiori di plastica tendano a sbiadire, a differenza dei fiori veri, i loro petali si rifiutano di appassire. Come lamentano gli ambientalisti, la plastica non è biodegradabile. In questo senso, la sua natura è letteralmente una sfida alla morte, un netto capovolgimento del simbolismo che collegava l’immaginario floreale al destino umano.

L’idea alla base della mostra è stata seminata durante i frequenti viaggi in moto di Keane attraverso l’entroterra montuoso della Garfagnana.“A una curva della strada principale nei pressi di Acquabona”, ricorda, “ho iniziato a notare fasci di fiori di plastica attaccati al guardrail nel punto in cui un giovane motociclista mori’ in un incidente sette anni fa. Da allora, dice, “sempre più fiori di plastica sono stati aggiunti periodicamente a questo santuario della strada”.Le riflessioni sorte in quel luogo, hanno portato a un’indagine informale sulla mestaina in tutta la provincia di Lucca, e infine a un progetto creativo che suona note familiari nella lunga e prolifica carriera di Keane come pittore, scultore e fotografo; come i suoi precedenti studi sulle ultime monache della città e gli enigmatici medaglioni in bassorilievo sulla facciata del Duomo,

A prima vista, la mostra può sembrare di portata limitata: un inventario di curiosità di plastica, illuminate da luci tenui e appese sotto soffitti a volta su pareti dipinte di nero  per ricostruire le impressioni di cripte silenziose.

Ma qui infuria un formidabile dibattito.

Questi fiori hanno molto da dire – ai loro spettatori e tra di loro – in un cacofonico incontro urlante di stili pittorici e allusioni.Alcuni soggetti includono la plastica stessa, nella sua contraddittoria assenza di respiro e sfida alla mortalità; il confronto dell’esperienza spirituale e del credo religioso con i moderni valori secolari; il linguaggio visivo del dolore; la danza macabra della vita e della morte.Un’ala della mostra presenta composizioni floreali chiassose e sgargianti che invocano l’esotico misticismo religioso del Messico. Gridano tra le volte della galleria e indicano  il muro pop-art di crocifissi che riporta al genio di Warhole. Più in profondità nella cripta ci sono ritratti di Cristo che dialogano tra loro; in essi potremmo anche immaginare di vedere un Crociato medievale armato di rosario o perfino  un idolo matinée del 21° secolo.

In parole povere, e nei suoi termini eloquenti e definitivi, “Spiritum” lascerà i suoi visitatori senza fiato.

Traduzione: oxocurators

Article by the 8 times Pulitzer Prize nominated journalist/ best selling author and barganews staff reporter Frank Viviano

“Spiritum”: Keane at the OXO Gallery in Barga

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